Google I/O 2025: AI Mode e Gemini riscrivono la ricerca (e la SEO)

Il futuro di Google Search è “una ricerca che va oltre l’informazione per arrivare all’intelligenza”. Anzi, un “ripensamento totale” del concetto stesso di ricerca. Sul palco (e nelle dichiarazioni a margine) di Google I/O 2025, Sundar Pichai, CEO di Alphabet, ed Elizabeth Reid, responsabile del motore di ricerca di Google, hanno tracciato una visione chiara: un’esperienza conversazionale, continua, potenziata dall’intelligenza artificiale, che diventerà il modello di riferimento per la Search di domani. Il primo passo concreto, disponibile da subito negli Stati Uniti, è AI Mode: una nuova scheda nei risultati di ricerca, dove le risposte non si limitano a elencare link ma sintetizzano contenuti, mostrano immagini, grafici, fonti, proseguono la conversazione, offrono suggerimenti. Una trasformazione che coinvolge Gemini, Chrome, lo shopping, gli strumenti per la produttività, lo sviluppo e i contenuti. E che apre scenari nuovi —interessanti, ma anche complessi. Che ruolo avranno i siti web in questo nuovo ecosistema? Come si otterrà visibilità se Google risponde direttamente? Chi porterà traffico se l’interazione si sposta fuori dai link tradizionali?

Come cambia la ricerca (e perché ci riguarda da vicino)

Da evento per sviluppatori a momento in cui Google mostra la direzione che intende seguire per il futuro del web. Negli ultimi anni il Google I/O ha assunto una centralità sempre maggiore nelle agende dei professionisti, e i temi dell’edizione di quest’anno toccano da vicino chi lavora ogni giorno con la visibilità, i contenuti, la pubblicità e il commercio online.

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Tra gli oltre cento annunci, infatti, ce ne sono diversi che segnalano un cambiamento profondo: le interazioni diventano più guidate, l’esperienza utente più filtrata, e la classica ricerca basata sui link si trasforma in qualcosa di più fluido, conversazionale e — soprattutto — gestito dall’intelligenza artificiale.

Alcune di queste novità sono già attive negli Stati Uniti, altre sono in fase di test nei Labs. Tutte però indicano la stessa direzione: l’AI non è più un accessorio dentro Google. È il nuovo punto di partenza.

Un nuovo volto per Google Search: AI Mode e gli altri annunci

Per chi si occupa di SEO, marketing, advertising o contenuti, il Google I/O 2025 segna l’inizio di una nuova fase, non tanto perché introduce tecnologie inedite, ma perché rende operativo un modo diverso di concepire l’esperienza online.

Le ricerche non si limitano più a restituire risultati: le risposte vengono costruite, integrate, personalizzate dall’AI, rendendo potenzialmente sempre meno presenti e visibili le classiche SERP. I percorsi degli utenti diventano meno lineari, meno cliccabili, più guidati da suggerimenti, sintesi e interazioni conversazionali. L’intelligenza artificiale entra nei punti chiave della visibilità digitale: nella scrittura, nella ricerca, nella navigazione, nella conversione.

Le parole dei vertici aziendali lo confermano: l’ambizione di Google è cambiare il modo stesso in cui le persone cercano online. Con l’introduzione di AI Mode la classica SERP si affianca a una nuova scheda dove le risposte arrivano in forma conversazionale: l’utente dialoga con il motore, riceve sintesi di contenuti, immagini, link, tabelle e può fare domande di follow-up. Google parla di “query fan-out”, cioè suddividere domande complesse in più sotto-query e offrire un unico resoconto integrato, di “conversare” con il motore, chiedendo, cliccando, proponendo e ottenendo risposte su misura.

A supportare tutto questo ci sono modelli più potenti (Gemini 2.5 Pro), capaci di affrontare richieste complesse, generare report, interpretare immagini e combinare input diversi. Per chi lavora con i contenuti, la visibilità, la pubblicità o l’eCommerce, questo vuol dire una nuova dinamica di interazione con Google: più guidata, più chiusa, forse meno prevedibile.

Le 5 novità che rivoluzionano (subito) il lavoro nel digitale

Ma andiamo al di là dei titoli e degli effetti speciali e guardiamo un po’ più da vicino quali sono le innovazioni che riguardano chi lavora nel mondo digitale – insomma, ciò con cui avremo a che fare a breve a vario titolo e livello, con tutte le implicazioni del caso.

  1. AI Mode in Search

La novità centrale di tutto l’evento Google I/O 2025: una modalità alternativa nella pagina dei risultati di ricerca, dove l’utente può porre domande e ricevere risposte generate direttamente da Gemini. I risultati sono visivamente ricchi: ci sono sintesi testuali, immagini, citazioni, approfondimenti e possibilità di fare altre domande per continuare la conversazione. Non è un esperimento isolato: Google ha annunciato che questa sarà la direzione principale della ricerca nel prossimo futuro. Le fonti via link restano, ma l’esperienza è tutta nuova. Al momento è già attiva in lingua inglese negli USA.

  1. Deep Search

All’interno di AI Mode, per query complesse arriva Deep Search: report multiformato con citazioni, analisi contestuali e visualizzazioni. Consente agli utenti di scrivere una query lunga e ricevere in cambio una risposta completa, strutturata come un mini-report, con sezioni, fonti, dati, grafici e riferimenti. È utile per chi cerca informazioni approfondite — e rappresenta un cambio di paradigma anche per chi produce contenuti informativi e analitici. Attualmente disponibile come test in Google Labs.

  1. Search Live (Project Astra)

Un’evoluzione di Lens verso l’interazione “intelligente” sul campo. Con questa funzione, la fotocamera diventa il nuovo punto di partenza per la ricerca: basta inquadrare un oggetto o una scena reale per ricevere una risposta dall’AI con spiegazioni e contesto. È un’estensione di Google Lens che sfrutta i nuovi modelli Gemini per interpretare l’ambiente in tempo reale. Il progetto rientra nello sviluppo dell’assistente AI “permanente” che Google immagina nei prossimi anni.

  1. Shopping assistito con AI

Dalla prova virtuale dei vestiti al monitoraggio dei prezzi con acquisto automatico: la ricerca commerciale diventa guidata da un assistente. La nuova esperienza di ricerca commerciale, basata su AI Mode + Shopping Graph, include la possibilità di provare virtualmente capi d’abbigliamento su una propria foto e ricevere consigli personalizzati. Ma non finisce qui: un agente AI può monitorare i prezzi, confrontare le opzioni e addirittura completare l’acquisto quando trova l’offerta migliore (restando nel limite del budget impostato). È un cambiamento radicale per il mondo eCommerce, con implicazioni anche per chi fa pubblicità online.

  1. Gemini dentro Chrome

Il browser Chrome diventa uno spazio attivo e intelligente. L’integrazione con Gemini permette agli utenti di ricevere riassunti dei contenuti delle pagine, spiegazioni su termini o concetti, suggerimenti utili mentre si naviga. In futuro, potrà anche gestire azioni più complesse come compilare moduli, interagire con siti e coordinare più tab contemporaneamente. Per ora è disponibile solo per chi ha un abbonamento Pro o Ultra, ma il rollout è previsto in espansione – chiaro segnale della direzione futura dell’azienda.

Un ecosistema sempre più AI-native

Oltre ai grandi annunci sulla Search, Google ha mostrato una visione sempre più ampia dell’intelligenza artificiale come infrastruttura trasversale, capace di entrare nei processi creativi, nella produttività quotidiana, nello sviluppo software, nell’advertising e persino nella progettazione di interfacce.

Google si sta quindi concentrando anche sugli strumenti AI-based, quelli che si usano per scrivere, disegnare, progettare, realizzare prodotti e contenuti.

L’intelligenza artificiale diventa il motore invisibile di un nuovo modo di lavorare: meno input, più output. Basta un prompt per ottenere un layout, un’immagine, un video, un’interfaccia o una struttura logica. Alcuni di questi strumenti sono già in fase di test o accessibili in Labs, altri arriveranno più avanti, ma il principio è ormai chiaro: creatività e progettazione si automatizzano, e chi lavora nel digitale dovrà saperli guidare.

I cinque strumenti più innovativi presentati a Google I/O 2025

Andiamo a fare una rapida panoramica su 5 degli strumenti annunciati alla conferenza annuale, che potremmo definire di “AI dappertutto” – creatività, interfacce, pubblicità.

  1. Veo, Imagen 4 e Google Flow: AI creativa per immagini e video

La generazione di contenuti visuali entra in una nuova fase: con Veo 3 si possono creare video realistici da prompt testuali o visivi, con supporto per elementi come musica, suoni e movimenti complessi. Google la propone come soluzione per storytelling, promozioni, spiegazioni visive. Imagen 4 migliora nella qualità fotografica e nella comprensione del contesto, mentre Flow (in fase iniziale) permette di progettare contenuti multiformato partendo da una semplice richiesta: un post, un podcast, un’infografica, una scheda prodotto. Strumenti pensati per creator, marketer e content strategist, che possono risparmiare tempo e moltiplicare la produzione.

  1. Stitch: design e UI generate da prompt

Uno degli strumenti più innovativi (ma ancora poco conosciuti) è Stitch, una tecnologia che permette di generare interfacce utente, layout e codice partendo da descrizioni testuali o schizzi visivi (e non più pixel per pixel). È destinato a designer e sviluppatori, ma avrà impatti anche nella progettazione di funnel, landing page, eCommerce e prodotti editoriali digitali.

  1. Canvas e strumenti AI per sviluppatori e team

Nel pacchetto Labs ci sono anche strumenti pensati per i team di prodotto e sviluppo: Canvas è un ambiente collaborativo per progettare idee in modo visuale (uno spazio per fare brainstorming visivo virtuale), altri strumenti permettono di creare quiz, contenuti educativi, micro-app, simulazioni o esperienze interattive generate con l’AI. Sono strumenti pensati per team di prodotto, sviluppo e didattica, ma aprono anche scenari di engagement per chi lavora nel content marketing.

  1. Pubblicità AI-nativa e contesto conversazionale

Google ha confermato che sta testando nuovi formati pubblicitari dentro AI Mode. Significa che anche le conversazioni con il motore di ricerca potranno includere suggerimenti sponsorizzati, annunci contestuali e link a prodotti. Non è ancora chiaro come saranno presentati e quanto saranno distinguibili dal resto delle risposte, ma l’idea è già in fase di sperimentazione. Per chi fa performance marketing, sarà un nuovo spazio da capire (e conquistare), perché influenza profondamente il modo in cui si pianificano campagne e funnel.

  1. Beam: la prossima frontiera delle videochiamate intelligenti

Nato come Project Starline, oggi ribattezzato Beam, questo progetto sperimentale si presenta come un salto di qualità nella comunicazione remota: una postazione fisica dotata di sei fotocamere e tecnologia AI in grado di ricostruire volti e ambienti in 3D, generando una sensazione di presenza realistica durante le videochiamate. Non è pensato per il consumo di massa (almeno per ora), ma dimostra dove vuole arrivare Google: integrare AI, visione artificiale e interazione naturale per ridefinire anche le relazioni a distanza. Per chi lavora su eventi digitali, esperienze immersive o assistenza remota, è un segnale forte.

Gli annunci più curiosi per il grande pubblico (e per chi non fa SEO)

Non tutte le novità del Google I/O sono pensate per professionisti digitali, sviluppatori o addetti ai lavori. Alcune riguardano direttamente l’esperienza di milioni di persone – dal modo in cui si usa il telefono, al browser, alle videochiamate – provando a ridefinire il modo in cui ognuno di noi interagisce con la tecnologia nella vita quotidiana.

L’assistente vocale tradizionale lascia spazio a un’interazione molto più evoluta: Gemini Live, già disponibile su dispositivi Android e iOS, permette di parlare con l’intelligenza artificiale in modo naturale, condividere lo schermo in tempo reale e ricevere assistenza visiva o contestuale su qualsiasi app o contenuto. Un salto netto rispetto al vecchio Google Assistant, che trasforma il telefono in uno strumento dialogico e proattivo.

Basta, ad esempio, aprire un documento o una schermata complessa e chiedere all’AI “Spiegami cosa significa questa parte” oppure “Cosa dovrei fare adesso?”: Gemini analizza ciò che vede e risponde sul momento, fornendo indicazioni contestuali e suggerimenti, anche vocali.

A rendere possibile tutto questo ci sono i nuovi modelli Gemini 2.5, nelle varianti Pro e Flash. Il primo, più potente, è pensato per gestire domande complesse, richieste multimodali e ragionamenti articolati. Il secondo è ottimizzato per risposte rapide, fluide e leggere. Entrambi sono al centro dell’esperienza AI di Google, integrati in prodotti, app e funzionalità.

Non a caso, l’azienda ha introdotto anche due piani in abbonamento: AI Pro (20 dollari al mese) e AI Ultra (250 dollari al mese), che offrono accesso anticipato alle funzioni più avanzate e ai modelli più performanti. Per ora, questi piani sono riservati agli utenti statunitensi, ma indicano chiaramente che l’AI diventerà una componente sempre più personalizzabile — e a pagamento — dell’esperienza digitale quotidiana.

Alcune tecnologie più orientate alla creatività, come Veo, Imagen 4 e Flow, sono state presentate anche in ottica consumer: strumenti per generare video, immagini o contenuti multiformato da semplici comandi. Sebbene il loro utilizzo sia immediatamente interessante per creator e professionisti, è chiaro che Google punta a renderli disponibili anche a un pubblico più ampio, con interfacce semplificate e casi d’uso quotidiani.

Insieme, queste novità compongono un quadro coerente: un assistente personale più intelligente, più vicino all’utente, capace di intervenire in ogni momento dell’esperienza digitale — e di adattarsi alle esigenze di ciascuno. È la visione di Google per il prossimo salto tecnologico: non più strumenti da aprire e usare in modo consapevole, ma funzioni integrate, presenti, capaci di intervenire in ogni fase dell’esperienza digitale e adattarsi al contesto in modo continuo.

Che cosa cambia dopo Google I/O 2025: le domande che tutti iniziano a farsi

L’annuncio di AI Mode e delle nuove funzionalità conversazionali ha generato parziale entusiasmo, ma più che altro ha fatto nascere un’ondata di interrogativi che riguardano la visibilità dei contenuti, la distribuzione del traffico, la sostenibilità stessa di un web aperto in cui i contenuti pubblicati online generano valore — e ricavi — per chi li produce.

Il primo dubbio, il più immediato, riguarda i siti web: se Google e l’AI rispondono direttamente, che fine fanno i clic? AI Mode mostra risposte elaborate dal modello Gemini, sintetizzando informazioni indicizzate da Google. I link alle fonti restano, certo, ma sono meno centrali, meno evidenti, più “opzionali” per l’utente. Questo può cambiare profondamente la dinamica del traffico organico — e non è un dettaglio.

Segue a ruota la seconda questione: come si otterrà visibilità in questo nuovo contesto? Google ha dichiarato che AI Mode valorizza una varietà di fonti attendibili e ben strutturate, ma non ha ancora chiarito quali siano i criteri che determinano la presenza — e la posizione — dei contenuti nelle risposte generate. Non si parla più solo di ranking: si parla di “inclusione” in una nuova interfaccia di risposta.

Poi c’è il nodo cruciale che preoccupa editori, publisher, content creator e chi monetizza con la pubblicità: chi porterà traffico? E come si sosterrà il web aperto se la prima risposta — e magari anche l’unica — arriva da un’AI? Google ha sempre dichiarato di voler supportare l’ecosistema, ma il modello di AI Mode è ancora in costruzione. Sappiamo che è alimentato dall’indice classico, ma sappiamo anche che la presentazione delle fonti è molto diversa rispetto a una SERP tradizionale – più guidata, più sintetica, meno navigabile.

Visibilità a rischio, uno scenario già visto

Questa sensazione di incertezza non è nuova: ogni volta che Google ha introdotto una novità in Search si è parlato di rivoluzione, e spesso anche di “fine del traffico organico”.

È accaduto con le risposte dirette, con i box meteo integrati in SERP, con i featured snippet, con AMP, con il carosello news, con i box “People also ask” e, più di recente, con AI Overview. Ogni volta si temeva un crollo della visibilità per i siti, ma ogni volta, il traffico ha continuato ad arrivare – in qualche modo siamo sopravvisuti!

A cambiare, semmai, è stato il modo in cui le informazioni vengono presentate, cliccate, valorizzate. E chi ha saputo adattarsi, ha continuato a essere presente e visibile.

L’elemento centrale era, ed è, il fatto che Google ha sempre avuto bisogno dei contenuti degli altri per funzionare. Anche oggi, nonostante l’AI, Google ha bisogno di contenuti: fonti affidabili, pagine aggiornate, esperienze verificate. L’intelligenza artificiale può riassumere, spiegare, suggerire — ma senza contenuti, non ha nulla da rielaborare. E Google, che basa gran parte del suo business proprio su quei contenuti, non può permettersi di tagliare fuori chi li produce.

Cosa fare adesso (e perché non serve farsi prendere dal panico)

È cambiato molto. Cambierà ancora. Ma non tutto, e non da un giorno all’altro. E proprio questo è un aspetto che ci dovrebbe invitare a “keep calm”. Le novità annunciate non entreranno tutte in funzione domani mattina, né ovunque allo stesso tempo.

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AI Mode, per esempio, è attiva soltanto negli Stati Uniti e in inglese, con rollout graduale. Le nuove funzionalità legate a Gemini, alla ricerca visiva, alle esperienze conversazionali e agentiche sono ancora in fase di test, disponibili nei Labs o legate agli abbonamenti AI Pro e Ultra, non accessibili da subito a livello globale.

Insomma: c’è tempo. Tempo che possiamo usare per capire cosa cambia davvero, quali strumenti funzionano meglio, come reagiscono gli utenti e come si evolvono i comportamenti di ricerca. E soprattutto: per prepararci.

In questo contesto, strumenti di analisi e monitoraggio diventano ancora più importanti. È qui che entra in gioco SEOZoom, che già da tempo sta evolvendo da piattaforma “solo” SEO a strumento utile per orientarsi anche in uno scenario dominato dall’intelligenza artificiale, supportando l’osservazione dei cambiamenti, la valutazione delle performance reali e l’aggiornamento delle strategie in tempo quasi reale.

Il futuro della ricerca sarà più complesso, più fluido, più mediato da sistemi intelligenti. Ma sarà ancora leggibile, analizzabile, ottimizzabile — per chi ha gli strumenti giusti per farlo.

 

[immagine di copertina: screen tratto dal video Youtube “I/O ’25 in under 10 minutes“]

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